Test luci: autoritratto #01

Lightning test: self-portrait #01

Autoritratto scattato come prova di luci con SB-800, lampada alogena, fondo nero e pannelli riflettenti.

E’ ormai evidente che il cartoncino nero funziona egregiamente come sfondo, se è illuminato correttamente. La prossima volta proverò i cartoncini verdi per il green screen.

La lampada alogena funziona discretamente come complemento alflash esterno, benché debba sempre faticare per riuscire a metterla nella posizione giusta. D’altronde non è una lampada pensata per fare fotografia, perciò mi arrangio con qualche pannello per dirigere il fascio di luce, e in generale mi accontento.

La pratica dell’autoritratto è spesso divertente. Può diventare snervante quando si sbaglia continuamente a mettersi in posa davanti all’obiettivo e le immagini non risultano esattamente come le si è pensate. Per questo di solito preferisco stare dietro il mirino e fare posare altri davanti all’obiettivo. Peccato che non sempre si hanno modelli a disposizione per le prove che vengono in mente a notte fonda!

Gli esperimenti casalinghi di autoritratti, scatti di mani e oggetti vari che ho fatto nelle ultime settimane sono più che soddisfacenti. Una volta provato e perfezionato il mio green screen artigianale avrò completato la serie delle prove che mi serviranno per realizzare immagini da integrare con i miei progetti di grafica e animazione.

Ora, però, sento l’esigenza di riprendere a girare per le strade per continuare i miei soliti progetti, perciò nei prossimi giorni farò una passeggiata per Vimercate alla ricerca di nuovi dettagli interessanti. Ho programmato un giro a Milano per la prossima settimana e, per i giorni dal 20 al 22, una rapida visita a Genova e dintorni.

Dati EFIX della foto.

Mano, dita

Hand: back

Un’immagine della mia mano destra che ho usato nel mio primo video sperimentale in stop motion “Dita”.

Mi ero ripromesso di sfruttare l’estate da un punto di vista fotografico girando alla scoperta di Milano e di altre città, ma ho trascorso le calde giornate di luglio quasi sempre in casa davanti al computer per lavorare ad alcuni progetti personali.

Sono stato a Milano un paio di volte e ho trascorso un mezzo pomeriggio a Como, ma ho fatto pochi scatti. I pochi scatti en plein air, però, sono stati compensati dai molti, moltissimi scatti eseguiti in studio, che ho effettuato per un video sperimentale in stop motion dal titolo “Dita”. Ho creato un piccolo studio casalingo seguendo la filosofia della diy photography, come già avevo fatto nel caso delle foto dei giochi di fumo.

Dovendo realizzare un video in stop motion, ho dovuto scattare decine di foto per ogni movimento. Tenendo conto che ogni immagine equivale a un frame e che un secondo di video è costituito da 25 frame si può intuire il numero di scatti che possono essere necessari anche per una semplice animazione come la rotazione di una mano di 180° cioè dalla vista del dorso (foto sopra) a quella del palmo (foto sotto).

Hand: front

Per la verità ho semplificato il processo di animazione utilizzando la stessa immagine per 2 o addrittura 3 frame consecutivi. In tal modo ho ottenuto un’animazione meno fluida, che comunque era il mio intento per sottolineare la differenza con animazioni ottenute via computer, ma ho risparmiato tempo in fase di scatto e di post-produzione delle immagini.

Per quanto riguarda il procedimento di animazione, sto scrivendo una breve serie di tutorial sulla stop motion che pubblicherò sul mio sito. Qui mi interessa l’aspetto strettamente fotografico, perché voglio far notare ancora una volta come si possano ottenere ottimi scatti utilizzando un’attrezzatura essenziale e pochi accessori.

Per questa serie di scatti ho utilizzato soltanto la Nikon D80, l’obiettivo 50mm, lo speedlight sb-800 off camera con gelatine Honl e uno sfondo nero costituito da un semplice cartoncino delle dimensioni 100×70 cm. In pratica ho utilizzato la stessa attrezzatura usata per le fotografie del fumo.

Volendo chiudere il diaframma a f/11 per ottenere una discreta profondità di campo, il solo lampo del flash avrebbe potuto essere insufficiente. Per tale motivo ho utilizzto anche un faretto alogeno come seconda luce (in mancanza di un secondo flash esterno) e un paio di pannelli riflettenti per schiarire leggermente le ombre senza eliminarle completamente.

Ho mantenuto il bilanciamento del bianco sulla modalità luce solare in modo che l’immagine risultasse piuttosto calda. Il faretto alogeno che ho utilizzato, infatti, aveva una temperatura colore piuttosto simile a quella di una lampadina di incandescenza e non volevo attenuare la dominante giallo-arancione che donava all’immagine. Per tale motivo ho dovuto bilanciare il lampo del flash applicando una gelatina full CTO con il sistema honlphoto filter.

Dovendo scattare una sequenza di immagini modificando lievemente la posizione della mano a ogni scatto, mi sono servito del cavo di scatto remoto. Di fatto ho dovuto realizzare sequenze di autoscatti, perché, per tenere la mano davanti all’obiettivo, non potevo controllare sul display le singole foto. Se non avessi dovuto fotografare la mia stessa mano, sarebbe stato più semplice, ma, come si dice, si fa di necessità virtù. A tale proposito è utile sottolineare che esistono programmi come Dragonframe che permettono di collegare una DSLR con live preview a un computer e di avere non soltanto un’anteprima dell’immagine che si sta scattando, ma di tutta la sequenza che si sta realizzando. Un’enorme comodità! Tuttavia lo scatto di foto, per così dire, alla ciecia è più simile alla tecnica di stop motion classica, quando gli animatori dovevano affidarsi soltanto alla propria abilità e potevano controllare il risultato soltanto dopo lo sviluppo della pellicola.

Index finger

Una volta scattata una sequenza di immagini, come la rotazione della mano o il movimento di un dito, ho dovuto elaborare gli scatti. In Nikon Capture NX ho sviluppato i RAW. Avendo sempre le stesso tipo di luce ho impostato le regolazioni per la prima immagine, poi le ho copiate e incollate su tutte le altre. In tale fase mi sono limitato ad attenuare la dominante giallo-arancione e a rendere il nero dello sfondo più denso.

In Photoshop ho poi creato un file con i singoli livelli di ogni sequenza, che ho allineato manualmente uno per uno in modo che la posizione della mano nei singoli scatti coincidesse il più possibile. Ho ripulito l’immagine di alcune imperfezioni e per alcune sequenze ho dovuto scontornare la mano per sostituire il fondo con un livello di riempimento dello stesso colore. La color correction che ho sperimentato in After Effects in fase di animazione, infatti, schiariva lo sfondo e tendeva a recuperare l’ombra della mano proiettata sul cartoncino usato come fondo creando una specie di fastidioso alone.

Una volta salvate le immagini in JPEG mantenendo le dimensioni originali, ma convertendo lo spazio colore in sRGB, le ho importate in After Effects e ho potuto creare l’animazione di ogni sequenza.

In Photoshop ho elaborato diversamente soltanto gli scatti della sequenza dei titoli di coda. In realtà non ho fatto altro che limitarmi a scontornarli e a salvarli come PNG con canale alfa, perché, per l’animazione che intendevo creare, avevo bisogno che le singole immagini avessero il fondo trasparente.

Thumb and index finger

La fase di scatto è stata un po’ difficoltosa per il fatto di aver dovuto eseguire autoscatti di sequenze di movimenti senza avere un’anteprima delle singole immagini. Lavorando da solo e praticamente alla cieca, come ho detto in precedenza, ho dovuto ripetere alcune sequenze di movimenti. L’esperienza è stata comunque molto utile, perché mi ha permesso di fare un primo esperimento di animazione in stop motion, di cui ho constatato le difficoltà sul campo.
Dati EFIX della prima foto.

Giallo su nero

Yellow on black #01

Anemone giallo (Anemone ranunculoides) fotografato con l’ausilio del flash SB-800 con gelatina honlphoto 1/4 CTO.

Nel post Primavera, che ho scritto pochi giorni fa, mi ero ripromesso di dedicare più tempo alla fotografia macro concentrandomi in particolare su fiori e alberi. Sabato scorso ho finalmente vinto la pigrizia di queste ultime settimane e ho fatto un giro in biciletta per il Parco del Molgora, a Vimercate (MB). Ovviamente mi sono portato dietro la macchina fotografica, il cavalletto e tutti gli accessori per dedicarmi con tranquillità a scatti macro.

Ho dedicato le prime foto a un anemone giallo (Anemone ranunculoides), che ha catturato la mia attenzione per il suo brillante colore. Essendo munito di tutta la mia attrezzatura, non ho potuto resistere alla tentazione di fare qualche scatto sperimentando con il flash SB-800 munito di gelatine honlphoto (il mio acquisto più recente). Il risultato che avevo in mente era molto semplice: valorizzare al massimo le forme e il colore del fiore, isolandolo dal prato circostante.

Per realizzare lo scatto ho montato l’obiettivo Sigma 105 Macro e ho impostato la macchina a 200 ISO con un diaframma f/11 e un tempo di scatto di 1/800; per sicurezza ho compensato l’esposizione a  +2/3, anche se in questo caso mi sono affidato ben poco all’esposimetro della macchina. La fonte di luce non è stata costituita tanto dal sole, che filtrava a fatica tra le fronde degli alberi, ma dal flash con potenza pari a 1/2 e con una glatina honlphoto 1/4 CTO per bilanciare la luce del lampo con quella ambientale. Ho posizionato lo speedlight off camera molto vicino al fiore, perché, con un diaframma piuttosto chiuso e un tempo di scatto elevato, il soggetto fosse illuminato a sufficienza.

Per essere preciso devo dire che ho fatto un paio di tentativi prima di trovare la combinazione corretta di diaframma/tempo/potenza del flash e per direzionare correttamente lo speedlight verso il soggetto. Volevo riuscire a creare un’illuminazione che desse profondità al soggetto, ma evitando ombre troppo estese e troppo dure.

Ecco un altro scatto dell’anemone giallo con le impostazioni che ho appena descritto:

Yellow on black #02

Lo scatto è stato soltanto la prima fase necessaria a ottenere l’immagine finale. In questo caso la post-produzione ha giocato un ruolo fondamentale, perché, nonostante fossi piuttosto soddisfatto della resa iniziale, ho dovuto elaborare i file più di quanto faccia di solito.

Dopo aver sviluppato i file RAW in Capture NX 2, li ho aperti in Adobe Photoshop per un ulteriore sviluppo. Ho sistemato le imperfezioni del fiore, e più in generale dello scatto, con gli strumenti di clonazione. Poi ho usato un livello di regolazione curve per scaldare l’immagine, perché il bilanciamento del bianco impostato in gradi Kelvin tendeva leggermente al ciano; con lo stesso strumento ho anche aumentato il contrasto. Infine ho creato un livello di regolazione riempito con grigio al 50% con metodo di fusione sovrapponi, su cui ho agito con lo strumento scherma per schiarire le ombre sui petali.

Ho poi utilizzato una serie di livelli per rendere più brillante il giallo e più denso il verde dei fili d’erba che s’intravedono. Ora non mi dilungo a spiegare i singoli passaggi, ma mi limito a dire che ho utilizzato una procedura molto simile a quella descritta nel tutorial che ho pubblicato sul mio sito con il titolo Giocando con i colori.

Infine ho eseguito la solita procedura per preparare l’immagine per il web: ridimensionamento a 1024px sul lato più lungo; sharpening, che ho applicato selettivamente sugli stami; conversione colore in sRGB a 8bit; salvataggio in JPEG alla massima qualità.

Ecco un’altra immagine dell’anemone:

Yello on black #03

Dati EFIX della foto.

Fill flash

Questo è il primo tutorial dedicato alla fotografia che ho pubblicato nella sezione Laboratorio del mio sito personale. In questo photoblog riporterò tutti i tutorial dedicati alla fotografia che pubblicherò sul mio sito personale.

Sul mio sito www.lucapassoni.com sono disponibili anche tutorial e risorse gratuite di video editing, motion graphic, grafica e web design.

In questo primo tutorial dedicato alla fotografia mi concentrerò sulla tecnica chiamata fill flash, che consiste nell’utilizzare un lampo di flash per schiarire le zone più scure di un’immagine. Fedele allo spirito espresso nel primo tutorial non mi dilungherò in dettagli tecnici, per i quali rimando ad autorevoli risorse che riporterò alla fine del post.

Ogni moderna fotocamera digitale è equipaggiata con un flash interno (built-in o pop-up flash), ma questo è limitato perché la potenza e la direzione del lampo non possono essere regolate con precisione e soprattutto la posizione del flash stesso non può essere modificata.

Il flash interno è sicuramente comodo in situazioni di luce scarsa, nelle quali diventa indispensabile perché costituisce la fonte di luce primaria. La resa, tuttavia, è spesso mediocre, perché il lampo illumina direttamente il soggetto appiattendo le ombre o creandone di indesiderate dietro il soggetto. La maggior parte degli utilizzatori di reflex (escludo ovviamente i professionisti), tuttavia, è soddisfatta dalla resa del flash interno. Probabilmente tale soddisfazione non deriva dalla qualità dell’immagine ottenuta, ma dal non sapere quanto potrebbe essere migliore se fosse scattata con il supporto di un flash esterno a slitta.

Il flash a slitta è uno strumento indispensabile per chiunque desideri ottenere una migliore illuminazione della scena o creare effetti particolari. Un flash a slitta presenta queste caratteristiche principali:

  • regolazione della potenza del lampo;
  • rotazione della testa;
  • posizionamento in qualsiasi punto della scena (off-camera flash).

 

Un flash a slitta permette di controllare l’illuminazione della scena attraverso diverse tecniche, come il flash di rimbalzo o il fill flash, che in italiano può essere tradotto come luce (o flash) di riempimento. L’utilizzo di più flash sincronizzati permette di ottenere schemi di illuminazione ancora più complessi.

La tecnica del fill flash viene usata spesso nella fotografia di ritratti all’aperto quando il sole è molto forte e crea ombre dure sul volto del soggetto. Un lampo ben bilanciato, infatti, permette di schiarire le ombre rendendole più morbide e dando all’immagine un aspetto più gradevole. Più in generale l’utilizzo del fill flash permette di bilanciare l’illuminazione della scena riducendo il contrasto tra le zone più scure e quelle più chiare dell’immagine.

#002 Fill flash

Questa immagine mostra la stessa foto scattata prima con la sola luce ambiente (a sinistra), cioè il sole, e dopo con l’ausilio del flash (a destra).

Per entrambe le foto ho usato le stesse impostazioni: f/11, 1/200 sec, 200 ISO. L’impostazione mi ha permesso di esporre correttamente il soggetto d’interesse, cioè il campanile e lo sfondo di mare e cielo.

Nella prima immagine l’arco in primo piano e il muretto, che formano una specie di cornice, risultanto più scuri, perché erano in ombra. Se avessi esposto correttamente per tali elementi, il campanile, il mare e il cielo sarebbero risultati sovraesposti.

E’ bene ricordare che quando si scatta in condizioni di forte contrasto si deve sempre scegliere se preservare le alteluci o le ombre, perché la fotocamera non ha una gamma dinamica adeguata a preservare contemporaneamente i dettagli delle zone più scure e di quelle più chiare. Di solito si espone per le alteluci, come si dice in gergo, perché in fase di post-produzione è più semplice recuperare dettagli nelle ombre, soprattutto se si scatta in formato RAW.

Nella seconda immagine l’arco in primo piano e il muretto risultanto più chiari, perché ho usato un lampo del mio flash Nikon SB-800 su slitta per riempire di luce gli elementi che erano in ombra. Significa che, mantenendo l’esposizione impostata correttamente per il soggetto, ho successivamente bilanciato l’illuminazione della scena aggiungendo un colpo di flash.

Certo, avrei potuto schiarire le zone più scure durante l’elaborazione del RAW, ma avendo a portata di mano il flash ho preferito scattare una seconda immagine… altrimenti non avrei avuto l’argomento per questo post! Scherzi a parte, è importante notare che un colpo di flash ci permette di manipolare l’illuminazione di una scena non soltanto in termini di schiarita delle zone più scure, ma anche di creazione o eliminazione di ombre per dare un determinato senso alla scena. Per un esempio di applicazione del fill flash al ritratto rimando a Fill flash: two examples e al sito Lighting Essentials for photographers.

Ecco un altro esempio di foto scattata prima con la sola luce naturale (a sinistra) e dopo con il flash (a destra). In questa immagine la differenza tra le due foto è ancora più evidente e il flash non serve soltanto a schiarire le ombre, ma addirittura a rendere visibile il soggetto.

#002 Fill flash

L’utilizzo del flash su slitta richiede una buona conoscenza di alcuni concetti fondamentali per gestire correttamente l’illuminazione, in particolare quando si utilizza il flash off-camera. La tecnologia più recente, tuttavia, semplifica molto la vita dei fotografi, soprattutto quelli meno esperti, perché anche i lampeggiatori sono dotati di molte funzioni automatiche.
Nelle due immagini cho ho mostrato mi sono avvalso della modalità i-TTL-BL, perciò, per dirla in modo molto succinto, non ho dovuto preoccuparmi di calcolare la potenza del lampo perché il flash e la camera l’hanno fatto per me. Questa funzione rappresenta un’enorme comodità, ma mi preme sottolineare che non sempre dà i risultati migliori, perciò è necessario imparare anche l’utilizzo delle altre modalità e soprattutto di quella manuale. Tratterò tale argomento in uno dei post successivi che dedicherò alla fotografia e in particolare all’uso del flash su slitta.

In conclusione a questo articolo, in cui non mi sono volutamente dilungato sugli aspetti più tecnici, riporto alcune risorse che permettono di approfondire l’argomento dell’uso del flash e in particolare della tecnica del fill flash: