Gritty images of hockey

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Gritty images of hockey è il mio nuovo progetto fotografico, che è dedicato alle “immagini di giocatori e di tifosi di hockey a Milano”, come recita la descrizione dell’album che ho creato su Flickr.

Gritty images of hockey, però, è anche il tumblog che ho aperto su Tumblr.

Ho deciso di creare un tumblog come prova per testarne il funzionamento come mezzo per la creazione di gallerie virtuali per alcuni miei progetti fotografici. Tumblr è semplice, veloce e perfettamente integrato con i principali social network di cui si servono milioni di utenti, perciò risulta più idoneo di un sito personale e di un classico blog per l’organizzazione e la presentazione di un progetto fotografico.

Per il nuovo progetto ho deciso di seguire un approccio diretto e veloce sia nello scatto che nella post-produzione: le foto sono scattate con la compatta Panasonic Lumix DMC-SZ7, sono sviluppate velocemente in Camera Raw utilizzando un paio di preset per la conversione in bianco e nero e l’aggiunta di una leggera grana che conferisce l’aspetto gritty, quindi sono caricate su Flickr e poi su Tumblr.

A differenza degli altri album su Flickr e dei post su questo blog, non rinomino le foto né le commento. Le foto hanno un semplice numero progressivo e non hanno descrizione, che sarebbe superflua. Il titolo e il sottotitolo del progetto sono sufficienti a comunicare tutto ciò che serve sapere sulle immagini.

Le immagini devono essere guardate, questo è ciò che mi interessa.

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Il punto della situazione: estate

Me and my Lumix DMC-SZ7

Un autoritratto con la mia Panasonic Lumix DMC-SZ7.

Questo post piuttosto autoreferenziale è una summa parziale degli ultimi mesi della mia attività fotografica, che potrà interessare a stento giusto un quinto dei miei venticinque lettori.

Tra il lavoro e altri impegni non ho avuto molto tempo da dedicare a nuovi scatti né al mio archivio che si fa sempre più pieno di RAW in attesa di essere elaborati. Per la precisione devo dire che non ho avuto tutto il tempo che avrei desiderato. Tutto sommato, comunque, sono riuscito a portare avanti il progetto Like a stray dog, dedicato alla street photography, che su Flickr è il nome sia di una mia collezione di set sia del gruppo dedicato che ormai conta oltre 100 membri e moltissime foto. Ho aumentato il numero di scatti street soprattutto grazie all’acquisto della compatta Panasonic Lumix DMC-SZ7, che porto sempre in tasca come un taccuino fotografico per prendere appunti visivi.

Il progetto che ho perseguito con maggiore costanza è quello intitolato originariamente 125_gday, e ora ribattezzato 110_gday. Tale progetto è stato realizzato interamente con Photo Boot, il programma che permette di scattare foto iSight, la telecamerina integrata sui computer Apple. Si tratta di una serie di autoritratti improvvisati che ho realizzato all’inizio o alla fine di ogni giornata di lavoro del programma televisivo G’day con Geppi Cucciari, a cui ho lavorato anche nella terza edizione. Non escludo di ripetere l’esperimento o di pensare a nuovi modi di scattare foto tramite i miei Mac.

Per quanto riguarda i buoni propositi primaverili, devo dire che quello di dedicarmi a scatti macro di fiori e piante è stato abbandonato quasi subito. Avrei voluto sfruttuare meglio le giornate di primavera, ma non sono mai riuscito a trovare il tempo. Magari riuscirò a recuperare parzialmente durante l’estate.

Per l’estate ho molti progetti da iniziare, continuare o terminare. Di sicuro continuerò gli scatti street, i due progetti su Vimercate e il progetto sulle scritte sui muri. Sto costruendo un piccolo set domestico secondo la logica del do it yourself per realizzare scatti più studiati da integrare con i miei lavori di grafica. Dal punto di vista dell’elaborazione dell’archivio, voglio trovare il tempo per selezionare e (ri)elaborare gli scatti migliori delle città italiane e straniere che ho visitato; lo scopo è iniziare a mettere insieme le foto che dovrebbero comporre un libro fotografico che abbia come tema la visione della città in modo non convenzionale. Infine voglio scrivere più post sulla fotografia, sia quella che mi piace sia quella che faccio. Per comodità di gestione ho portato in questo blog i primi articoli dedicati alla street photography che avevo pubblicato sull’altro blog, intitolato non casualmente Like a stray dog.

Mi sono già dilungato troppo in questo post. Non mi resta che dire, citando una famosa frase dei cartoons: è tutto, gente!

Stanley Kubrick tra fotografia e cinema

Stanley and me

In posa davanti al cartellone della mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 (Palazzo della Ragione, Loggia dei Mercanti, Milano, fino al 4 Luglio 2010). Foto scattata da Kibaneko.

La mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 permette di ammirare in anteprima mondiale una selezione delle migliaia di scatti che l’artista del Bronx realizzò per la rivista Look nell’immediato dopoguerra.

Negli scatti del giovane fotografo Stanley, che nel 1945 aveva soltanto 17 anni, è possibile trovare in nuce alcuni degli elementi che caratterizzeranno i film del più maturo regista Kubrick.
Innanzitutto l’idea che una sequenza di immagini statiche possa narrare una storia. Infatti i servizi che Kubrick realizzò per Look vengono definiti da Rainer F. Crone, il curatore della mostra, photo stories cioè storie raccontate attraverso fotografie:

Egli [Kubrick] è riuscito infatti a trasformare immagini statiche (le still pictures proprie della fotografia) in sequenze che davano luogo a vere e proprie stories, cioè a racconti fotografici altrettanto affasinanti di quelli che egli avrebbe realizzato più tardi con le “immagini in movimento”.

Non è una sorpresa, dunque, che il giovane Stanley toverà, per così dire, naturale dedicarsi al cinema. D’altronde un film è una sequenza d’immagini statiche, i fotogrammi… ma questo è un altro discorso.

Gli scatti esposti a Palazzo della Ragione mostrano una varietà di tematiche che caratterizzerà anche l’attività cinematografica di Kubrick. Le photo stories del giovane Stanley, infatti, trattano storie, personaggi e ambienti molto differenti tra loro: la giornata di un giovanissimo lustrascarpe, La favola di un lustrascarpe, che si guadagna da vivere per le vie di New York, il mondo dorato di un’aspirante diva, Una debuttante rampante: Betsy Von Furstenberg, le realtà accademiche dei campus universitari, come la Columbia University e la Michigan University, il mondo parallelo del circo, Il circo dietro le quinte, l’ambiente della musica jazz, Hot Dixieland Jazz, e molti altri soggetti.
Tale varietà ritornerà nei film di Kubrick, che non si fossilizzeranno in una tematica o in un genere, ma esploreranno continuamente nuovi orizzonti: dalla guerra alla fantascienza, dal rapporto tra uomo e società alle pulsioni sessuali e omicide, dalla rievocazione storica al rapporto di coppia. Per non dimenticare le prime prove cinematografiche del regista del Bronx, i documentari Day of the fight e Flying padre, che risultano fortemente influenzate dalla sua attività di fotografo per Look.

Narrazione per immagini. Varietà di soggetti. C’è una terza caratteristica che risalta negli scatti del giovane Stanley: l’attenzione per la messa in scena e per l’inquadratura.
Molte fotografie sono evidentemente dei posati: i soggetti assumono una determinata posa su indicazione del fotografo, che cura anche l’illuminazione della scena per valorizzarne ogni elemento. Tali scatti riescono a diventare essi stessi una photo story, senza dover essere necessariamente accostati ad altri. E mi sembra che questo sia indice di un’elevata sensibilità che, per la prima volta in quanto ho scritto sino a questo punto, è strettamente fotografica. A questo punto non posso non ricordare la celeberrima immagine dell’edicolante di New York rattristato per la morte del presidente Roosvelt, incornciato dai quotidiani che ne riportano la notizia appesi alla sua edicola. E’ indubbio, comunque, che l’originalità della fotografia del giovane Stanley sia proprio la capacità di accostare immagini che narrano una storia.
Per tornare al confronto con la successiva attività cinematografica, è interessante notare come nelle photo stories realizzate per Look si alternino inquadrature differenti, dal campo lungo al primo piano, fino al dettaglio, ciascuna delle quali è scelta in relazione alla successiva e alla seguente per amplificare la drammaticità della scena rappresentata. Nell’attenzione della scelta delle inquadrature e del loro accostamento è riscontrabile l’attenzione che Kubrick dedicherà al montaggio dei suoi film, considerandolo il momento veramente creativo nella produzione cinematografica.

Sino a questo punto mi sono soffermato sul rapportro tra l’attività fotografica del giovane Stanley e l’attività cinematografica del regista Kubrick perchè credo che sia l’aspetto più interessante, o quantomeno più rilevante, che emerge dalla mostra di Palazzo della Ragione. Si tratta, però, di un’impressione personale. Il curatore della mostra Rainer F. Crone, infatti, ha evitato di instaurare un parallelismo diretto tra gli scatti e i film dell’artista newyorchese.
Credo che tale parallelismo sia fondamentale per capire quale e quanta sia stata l’influenza della attività fotografica del giovane Stanley sulla sua successiva formazione e attività di regista. Si tenga presente, infatti, che spesso Kubrick si occupava personalmente della direzione della fotografia dei suoi film, perchè era insoddisfatto dalle scelte dei direttori della fotografia, di cui non si sentiva certamente meno capace nella scelta delle focali e nell’illuminazione della scena.

Per quanto riguarda l’organizzazione complessiva della mostra, il mio giudizio è positivo.
La selezione operata da Rainer F. Crone sui 12.000 negativi originali (formato 6×6) ritrovati nella Library of Congress di Wahshington e nel New York City Museum permette di comprendere le peculiarità dell’attività fotografica svolta da Kubrick per la rivista Look. Avrei gradito, però, poter ammirare un maggior numero di fotografie.
La stampe, inserite in pannelli bianchi in una sottile cornice nera, sono state realizzate su carta fotografica tradizionale e risultano di buona qualità. L’illuminazione della sala è idonea, perchè non crea riflessi sulla superficie delle stampe e permette di osservarle senza alcun fastidio (al contrario di quanto accade in alcune mostre, in cui l’illuminazione delle opere risulta inadatta).
La disposizione dei pannelli è il difetto di questa mostra, perchè può risultare difficile comprendere quale sia il percorso da seguire. La mostra è concentrata in una sala e i pannelli sono disposti in modo da formare una specie di labirinto. A volte si arriva alla fine di un pannello che mostra una photo story e s’inizia con quello adiacente, che ne presenta una differente, ma poi su un altro pannello si ritrovano immagini di una precedente photo story. Credo che sarebbe più adatta una disposizione lineare, in cui ciascuna sequenza di immagini appartenenti a una photo story possa essere seguita senza il rischio di confonderla con le altre.

Per ulteriori informazioni sulla mostra è possibile visitare il sito della mostra.

Consiglio i siti Stanley Kubrick Exibition e Archivio Kubrick.

Stanley Kubrick fotografo 1945-1950

La mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 si terrà a Palazzo della Ragione a Milano dal 16 Aprile al 4 Luglio 2010.

In questa mostra verranno esposte circa duecento foto del giovane Kubrick, che a soli diciassette anni ha iniziato a lavorare per la famosa rivista Look.

Credo che questa mostra sia imperdibile per gli appassionati di fotografia e di cinema, perchè dà la possibilità di ammirare un aspetto meno conosciuto, almeno al grande pubblico, dell’opera del regista americano. Queste fotografie, inoltre, sono una preziosissima testimonianza della situazione sociale degli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra, perciò hanno anche un valore di documento storico.

Appena avrò visitato la mostra, scriverò un post inaugurando ufficialmente la sezione dedicata alle recensioni. Per la verità ho in mente da alcune settimane di scrivere riguardo al libro L’illuminazione nella fotografia digitale di Michael Freeman, ma tra una cosa e l’altra non ho ancora trovato il tempo…

Ulteriori informazioni sul sito ufficiale della mostra.

Memoria (dettaglio)

Memory (detail)

Macro di una memoria da 1Gb non più funzionante del mio Apple Powerbook G4.

Ho scattato questa foto in una serata piovosa di Giugno, tra un paragrafo e l’altro della tesi per la laurea specialistica. Era da un po’ di tempo che non scattavo una foto utilizzando la mia scatola di luce fai da te, che ho costruito secondo la filosofia della diy photography. Ho approfittato della prima pausa (cena esclusa) che mi sono concesso da mezzogiorno per scattare qualche foto.

Ho acceso le due lampadine fredde che utilizzo per illuminare la scatola di luce, dall’alto e da destra, e ho posizionato il flash SB-800 all’interno puntandolo verso l’alto e attivandolo in wireless – da poco mi sto impratichendo con il sistema Nikon CLS. Ho bilanciato il bianco scattando sul cartoncino bianco che riveste l’interno della scatola e ho fatto qualche scatto di prova per verificare le ombre. Purtroppo non ho ancora un cavalletto, perciò ho dovuto scattare a mano libera… una gran fatica per riuscire a mettere a fuoco un oggetto tanto piccolo! Causa la profondità di campo ridottissima e la mia mano ancora un po’ incerta – sì, il prossimo acquisto sarà quasi certamente un bel cavalletto!
Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Memorie – la foto della memoria da 1Gb insieme alla memoria da 512Mb.

Magazine

Magazine

Mio padre che legge il settimanale del Corriere della Sera. Una foto scattata quasi per caso.

Ogni volta che la guardo mi ricorda il piacere di leggere. Un libro, un quotidiano, una rivista, un manuale, un libretto d’istruzioni, gli ingredienti di un prodotto, un cartello stradale… Leggere è sempre bello, a prescindere da cosa leggiamo, perchè possiamo decidere noi quando farlo.

Inoltre quando leggiamo la nostra mente e la nostra coscienza sono attive. Invece quando guardiamo la televisione sono passive.

Dovremmo spegnere la televisione più spesso – magari per sempre! – e leggere di più. Anche perchè in Italia si legge sempre meno e c’è un preoccupante fenomeno di analfabetismo di ritorno.

Ho scattato la foto utilizzando il flash SB-800 dirigendo il lampo contro la parete a sinistra. Per la conversione in bianco e nero ho utilizzato Adobe Photoshop CS4 applicando il livello di regolazione bianco e nero. Poi ho applicato il livello di regolazione curve per bilanciare il contrasto in modo accurato e rendere più visibile il rumore digitale che restituisce una specie di effetto grana. Ho utilizzato lo strumento timbro per rimuovere un elemento fastidioso dallo sfondo e renderlo uniforme. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.

Dati EFIX della foto.

Tre generazioni

Three generations

Tre generazioni. Ernestina, sua figlia Silvana e sua nipote Stella. Mia nonna, mia zia e mia cugina.

Ho deciso di (ri)aprire questo blog con un’immagine che rappresenta quello che mi piace della fotografia. La capacità di raccontare qualcosa. E la possibilità di catturare un ricordo.

Racconto e memoria.

Questa immagine racconta la storia di tre generazioni. Una ben definita. Una nel mezzo del cammin di nostra vita. Una ancora incerta, che sta prendendo forma. Mi sembra che la disposizione delle tre figure e la profondità di campo ridotta siano eloquenti.

A livello privato questa immagine è il ricordo di un istante di vita famigliare. Per la precisione del giorno di Pasqua del 2009. Ma per sineddoche diventa il ricordo di tante feste trascorse in famiglia.

Ho (ri)aperto questo blog per condividere alcune delle mie parole e delle mie immagini. Per quanto riguarda le foto che decido di pubblicare in questo spazio non voglio dilungarmi in spiegazioni eccessive, perché ritengo che poche righe siano sufficienti. Un’analisi dettagliata risulterebbe noiosa e distoglierebbe l’attenzione dall’immagine.

Tuttavia voglio spendere qualche parola sui dettagli tecnici di scatto e di elaborazione, che potrebbero risultare interessanti per chi scatta fotografie.

Scatto generalmente con una reflex digitale Nikon D80 (i dettagli di scatto delle mie fotografie sono visibili nelle relative pagine del mio account Flickr che riportano i dati EFIX) in formato RAW, che sviluppo con il software Nikon Capture NX 1.

Per la conversione in bianco e nero di questa foto ho utilizzato Adobe Photoshop CS4 applicando il livello di regolazione bianco e nero. Poi ho applicato il livello di regolazione curve per bilanciare il contrasto in modo accurato e ho utilizzato lo strumento brucia per rendere più scura la parte sinistra dell’immagine. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima (12) con la modalità baseline optimized.