Del fotografare pedalando

Del fotografare pedalando, ovvero di quella pratica che potrebbe essere definita ciclofotografia. Il termine ciclofotografia ricalca cicloturismo e descrive la pratica della fotografia abbinata a un giro (o un vero e proprio viaggio) in bicicletta.
Il temine ciclofotografia non è diffuso in rete, ma ho scoperto alcune iniziative che incentivano la scoperta fotografica di città attraverso gli spostamenti su due ruote come l’evento Pedalando alla luna che si svolge a Milano proprio in questi giorni.

La bicicletta è stata una mia passione (adolescenziale), che ho riscoperto soltanto di recente. Ho deciso di abbinarla all’altra mia grande passione, cioè la fotografia, e in questo fine settimana ho organizzato la prima gita ciclofotografica.

Ho effettuato il percorso Milano-Pavia-Milano lungo il Naviglio Pavese con una sosta alla Certosa di Pavia e un giro lungo il Ticino. Ho percorso circa 70km (andata e ritorno) pedalando lungo il percorso quasi totalmente ciclabile che costeggia il Naviglio e attraversa molti comuni.

In bicicletta lungo il Naviglio Pavese.

Per una gita così breve ho utilizzato una comunissima MTB, cioè quella che uso quotidianamente per muovermi nelle strade di Milano. In uno zaino ho stipato la mia D800 con due obiettivi (Nikkor 50mm 1.8 e Sigma 105mm Macro), maglietta di ricambio, pranzo al sacco e naturalmente un kit di riparazione per la camera d’aria.

La prima lezione che ho imparato da questa uscita è la necessità di disporre in modo più funzionale ciò che si porta con sé. L’ideale sarebbe avere un portapacchi (posteriore) con relative borse, perché pedalare per decine di chilometri con uno zaino in spalla può risultare scomodo.

La prima tappa dell’escursione è stata la Certosa di Pavia, che, a dire la verità, ho visitato molto velocemente. Avevo deciso di fermarmi al ritorno per scattare qualche fotografia con una luce migliore di quella mattutina, ma poi non l’ho fatto. Recupererò la prossima volta, perché di sicuro percorrerò altre volte questo percorso che offre molti luoghi interessanti da fotografare.

Certosa di Pavia.

In questa prima escursione ciclofotografica, per la verità, sono stato più propenso a pedalare che a fotografare e ho utilizzato ben poco la reflex in favore del più agile smartphone che mi consentiva di pubblicare in tempo reale una specie di diario per immagini del percorso sui vari social network. Durante il ritorno, però, mi sono fermato per qualche scatto con la reflex che ho pubblicato sul mio account Flickr.

Guardiano idrico.

Dopo la sosta alla Certosa ho proseguito fino a Pavia, che, però, non ho visitato perché ho preferito continuare a pedalare lungo il Ticino dove ho visto il famoso Ponte Coperto. Dopo una breve sosta per il pranzo ho deciso di rimettermi in sella e di tornare a Milano.

Ho rimandato la visita alla città a un’altra occasione perché non avevo voglia di rientrare troppo tardi, ma forse sarebbe stato meglio attendere almeno un’altra ora per non pedalare nel momento più caldo della giornata.

Il Ticino a Pavia.

La seconda lezione che ho imparato da questa uscita, infatti, è stata la necessità di programmare con più attenzione le tappe e in particolare i momenti in cui pedalare. Consiglio di evitare le ore più calde della giornata, soprattutto nel periodo estivo, perché può diventare davvero faticoso coprire oltre 30km anche a un ritmo blando. Almeno posso dire di aver goduto finalmente di un po’ di sole che si può definire estivo!

Durante il ritorno ho effettuato un paio di soste in cui ho finalmente scattato qualche foto con la D800. Il percorso, come ho detto in precedenza, offre molti punti interessanti per la fotografia, soprattutto se si effettua qualche deviazione nei comuni attraversati dal percorso ciclabile per visitare siti quali il Castello Visconteo di Binasco e la Ca’ Granda di Zibido San Giacomo.

Il giudizio sulla prima escursione ciclofotografica è decisamente positivo. Il percorso Milano-Pavia-Milano può essere affrontato tranquillamente anche da chi non è abituato ad andare su due ruote per molti tratti, perché è in piano e per la maggior parte si svolge su pista ciclabile asfaltata. Lo si percorre in due ore e mezza (o anche tre) se si effettua qualche sosta per fare foto. Dopo la visita alla Certosa, la visita di Pavia, un pranzo veloce e un giro lungo il Ticino ci si può rimettere in sella per tornare a Milano. Se i chilometri dell’andata sono stati sufficienti, però, si può anche tornare con un treno regionale caricando la bicicletta.

A livello generale l’esperienza di un’escursione in bicicletta con macchina fotografica risulta un’esperienza complessa, che appaga la voglia di pedalare, dà la possibilità di fotografare il paesaggio mentre lo si vive più come un esploratore che come un turista e più in generale dà una sensazione di libertà da viaggiatore on the road. L’esperienza ciclofotografica di una giornata è solo un assaggio di quello che può offrire un’esperienza di qualche giorno o meglio ancora di un vero e proprio viaggio su due ruote. A tale proposito è possibile consultare una serie di risorse che indicano percorsi ciclabili in Italia e in Europa, che riporto qui sotto.

 

  • FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta
  • Bicitalia, il progetto di mappatura delle ciclovie italiane
  • ECF – the European Cyclists’ Federation
  • Eurovelo – the European cycle route network

Primavera

White and yellow

Foto scattata sulle colline di Santo Stefano Belbo nell’aprile del 2010.

In questo inizio di 2012 ho dedicato ben poco tempo alla fotografia, se si esclude il progetto 125_gday, che ha costituito la quasi totalità dei post di questo photoblog negli ultimi mesi.

Oggi è iniziata ufficialmente la primavera, stagione ideale per escursioni fotografiche. Con la nuova stagione, che dovrebbe garantire un clima più ideale per scatti all’aria aperta, riprenderò a dedicarmi alla fotografia.

Voglio dedicarmi in particolare alla fotografia macro di fiori e piante, che costituiscono soggetti interessantissimi a cui mi sono dedicato solo occasionalmente. Fotografare fiori e piante ha un qualcosa di zen, se così si può dire. Soprattutto quando si trovano piccole oasi di verde ai margini della città e si riesce ad avere la sensazione di essere distantissimi dal cemento e dalla confusione del traffico e dal vociare della gente… almeno per il tempo di qualche scatto!

Le colline di Santo Stefano Belbo sono sicuramente un ottimo posto da cui (ri)partire. Amo la valle del Belbo, anche se ne conosco una minima parte. A volte, però, non è necessario cercare un luogo troppo distante, ma è sufficiente spostarsi di pochi chilometri da casa propria. Di sicuro un altro punto di partenza sarà l’esplorazione della Brianza, che ancora offre luoghi in cui i fiori e le piante non sono state sostituite dal cemento.

Ritratto di Cesare Pavese su un muro

Portrait of Cesare Pavese on a wall

Murales dedicato a Cesare Pavese nella sua città natale, Santo Stefano Belbo (Cuneo) in Piemonte.

Dedico questo post alla memoria di Cesare Pavese, che si tolse la vita il 27 Agosto di sessant’anni fa a Torino. Per me Pavese è stato lo scrittore italiano più importante del ‘900 per la sua opera di poeta innovativo con Lavorare stanca e le sue altre raccolte, di traduttore dei grandi classici americani (fu maestro di Fernanda Pivano), di narratore di una terra, di un mondo, di un modo di vivere in cui si trovano tematiche universali.

Ho scattato la foto il 4 agosto, quando sono stato a Santo Stefano Belbo per La notte dei falò, una splendida serata organizzata, tra gli altri, dalla Fondazione Cesare Pavese per inaugurare una serie di spettacoli nell’ambito del Pavese Festival.

Per una volta non mi soffermo sui dettagli tecnici di scatto e di post-produzione dell’immagine, anche perchè c’è ben poco d’interessante da dire, ma ne approfitto per promuovere l’attività della Fondazione Cesare Pavese e per fare pubblicità a Santo Stefano Belbo e dintorni.
Consiglio la visita a questo paese delle Langhe, che è il più orientale della provincia di Cuneo, e al confinante Canelli, “la porta del mondo” come la definisce Pavese nei suoi romanzi, che è famoso per le cantine sotterranee. E’ possibile visitare i luoghi pavesiani, che comprendono molte delle località e degli edifici descritti dallo scrittore nei suoi romanzi, specialmente ne La luna e i falò; le visite organizzate dalla Fondazione sono guidate e permettono di vedere l’interno della casa natale di Pavese e della casa che fu di Nuto, amico dello scrittore e personaggio del suo ultimo romanzo. Per chi ama le escursioni è possibile seguire i percorsi pavesiani sulle colline che circondano Santo Stefano Belbo; non sono percorsi particolarmente impegnativi e permettono anche di scattare spettacolari fotografie alla valle. Un altro motivo per visitare questi luoghi è il territorio stesso. Il paesaggio delle Langhe è affascinante in sè; inoltre è terra di vini e spumanti esportati in tutto il mondo, che permette anche un turismo di tipo enogastronomico. Nelle vicinanze si trovano anche paesi e città d’interesse storico e culturale, come Alba.

Dati EFIX della foto.

Il sito ufficiale della Fondazione Cesare Pavese per informazioni sulle attività dedicate allo scrittore.

Sito ufficiale del comune di Santo Stefano Belbo.

Sito ufficiale del comune di Canelli.