La sofferenza della luce

Il titolo di questo post è quello della mostra che Fondazione Forma dedica al fotografo statunitense Alex Webb. La mostra è stata inaugurata il 26 aprile e potrà essere visitata sino al 17 giugno. Costi e orari di apertura si trovano sul sito della Fondazione.

Come spesso faccio quando scrivo un post su una mostra, lascio la parola a chi è più competente. In questo caso riporto la presentazione della pagina di Fondazione Forma:

La mostra raccoglie trenta anni di fotografia e di reportage di questo grande autore che è riuscito a narrare con il suo colore, denso e acceso, luoghi e situazioni del mondo fin nelle loro pieghe più insolite. All’inizio della sua carriera, a metà degli anni Settanta, seguendo le orme dei suoi maestri, Webb fotografa in bianco e nero ma presto si rende conto che un altro linguaggio, e una diversa cifra stilistica, sono più vicini alla sua sensibilità.
In un viaggio ad Haiti del 1975, Webb cambia il suo modo di vedere e di fotografare. Da adesso, il colore diventa una scelta narrativa obbligata, tanto da spingerlo a cercare i luoghi dove la luce e i colori diventano, con una forza a volte anche crudele, elementi di base per comprendere e descrivere un territorio.
Entrato a far parte dell’agenzia Magnum nel 1976, Webb non ama definirsi fotogiornalista ma si sente piuttosto un fotografo di strada, per l’approccio empatico con cui affronta ogni viaggio, ogni lavoro. Haiti, i Caraibi, il Messico, l’Etiopia, il Costa Rica, il Brasile, ma anche la Russia e il New England delle sue origini, sono altrettante tappe delle sue ricognizioni fotografiche. Nelle sue immagini la luce è forte, violenta, esasperata che esalta le ombre e i colori.
Le foto di Alex Webb sono complesse, cariche di elementi, di superfici riflesse, di aperture che moltiplicano i livelli di lettura. La mostra raccoglie un insieme affascinante di immagini a colori e conferma la grandezza di un fotografo tra i più celebri del nostro tempo.

Segnalo anche che il Il 5 e 6 maggio Alex Webb e Rebecca Norris Webb guideranno un workshop dal titolo Milano: trovare la propria visione. Credo che possa essere un’esperienza interessante soprattutto per chi ama la street photography. Come spiega la presentazione della mostra, infatti, Alex Webb si ritiene un fotografo di strada. Lo stesso fotografo di San Francisco parla del suo rapporto con la strada in questi termini:

L’unico modo che conosco per affrontare un posto nuovo è camminare. Perché un fotografo di strada deve camminare e guardare e aspettare e parlare, e poi guardare ancora, cercando di mantenere la fiducia che l’incognito, l’inaspettato o il cuore segreto di ciò che già conosce, lo aspetti dietro l’angolo.

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Decimo Parallelo Nord

Decimo Parallelo Nord è la nuova mostra di Fondazione Fotografia di Modena, che sarà inaugurata il 18 febbraio e terminerà il 29 aprile. La mostra è a cura di Filippo Maggia e come sempre si terrà presso l’ex ospedale Sant’Agostino, in Largo Porta Sant’Agostino 228. L’ingresso è gratuito.

Riporto una parte della presentazione della mostra:

Dopo avere esplorato l’Estremo Oriente, l’emergente scenario dell’Est Europa e i difficili territori del Medio Oriente e dell’Africa, Fondazione Fotografia indaga ora due importanti realtà solo apparentemente lontane tra loro: il subcontinente Indiano e il Sudamerica.

Con oltre cento opere riferite a ventidue artisti– ultime acquisizioni della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena – la mostra offre una ricognizione sugli autori più vivaci e interessanti di due aree geografiche oggi protagoniste di un impressionante sviluppo economico e di una vera e propria esplosione artistica.

Ulteriori informazioni sulle opere esposte e sugli orari di apertura sono disponibili nella pagina ufficiale della mostra.

Robert Mapplethorpe in mostra a Milano

Lo Spazio Forma presenta fino al 9 aprile 2012 una mostra di lavori di Robert Mapplethorpe, il famoso fotografo americano.

Gli scatti presentati dallo Spazio Forma in collaborazione con The Robert Mapplethorpe Foundation offrono una panoramica esauriente del lavoro di Mapplethorpe, che comprende i celebri autoritaratti e i provocatori scatti omoerotici, ma anche una serie di ritratti (soprattutto di Lisa Lyon e Patti Smith), nature morte e immagini floreali e una tenera serie di immagini di bambini.

Cito una parte della presentazione ufficiale della mostra:

Per la prima volta a Milano, una grande retrospettiva ripercorre la carriera e l’opera di Robert Mapplethorpe, tra I più importanti autori del Novecento che ha influenzato con le sue immagini dalla composizione perfetta, generazioni di fotografi e artisti.
Il suo tempo è la New York degli anni Settanta e Ottanta, quella della rivoluzione pop, del new dada e di Andy Warhol; la città creativa e disinibita della liberazione sessuale, dell’esplosione della performance e della body art.
Mapplethorpe è oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità. Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono rigorose, composte, curate nel minimo dettaglio. I corpi, come i fiori, sono impeccabili, ritratti in ambientazioni quasi asettiche, i loro movimenti sono armonici e ricordano gli studi dell’arte e della scultura rinascimentali. La ricerca della perfezione, mito irraggiungibile per la maggior parte degli artisti, è per Robert Mapplethorpe la condizione necessaria da raggiungere in ogni suo scatto.

Maggiori informazioni sulla pagina ufficiale dello Spazio Forma.

Ansel Adams – La natura è il mio regno

E’ in corso la mostra Ansel Adams – La natura è il mio regno, che si potrà visitare presso l’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena (via Emilia Centro n. 228) fino al 29 gennaio 2012.

La mostra, che rientra nel programma di Festivalfilosofia ed è curata da Filippo Maggia, permette di ammirare oltre settanta foto scattate e stampate dallo stesso Adams.

Lo scenario naturale di un’America incontaminata e ancora da esplorare, in grado di far rivivere il mito della frontiera e di accendere quel richiamo della foresta che infiammò tanti autori della letteratura nord-americana di fine Ottocento, è al centro della grande retrospettiva Ansel Adams. La Natura è il mio regno, che celebra il grande maestro della fotografia americana a poco più di un secolo dalla sua nascita.

Si tratta della prima grande mostra interamente riservata ad Adams nel nostro Paese e certamente di una tra le più rilevanti in ambito europeo. La selezione finale delle opere comprende oltre 70 fotografie – solo stampe vintage originali, realizzate dallo stesso Adams -, provenienti da musei internazionali, collezionisti privati e prestigiose gallerie americane.

Dai picchi e le vallate dello Yosemite alle forme maestose dei canyon dell’Arizona, dalle fitte foreste di sequoie giganti alle linee sinuose dei fiumi, le immagini di Adams trascendono la semplice documentazione, rivelando la sublime magnificenza della natura, l’esperienza stessa della bellezza.

La mostra rientra nel programma del festivalfilosofia, che si svolgerà dal 16 al 18 settembre 2011 a Modena, Carpi, Sassuolo, e quest’anno è dedicato alla natura.

Gli amanti della fotografia non possono certo perdere l’occasione di vedere stampe originali di un grande maestro della fotografia. Inoltre l’ingresso è gratuito! Segnalo che la mostra è chiusa il lunedì.

Ulteriori informazioni sul sito di Fondazione Fotografia.

Fotografia Europea 2011 a Reggio Emilia

Reggio Emilia on green

Recupero la solita foto per ricordare l’appuntamento annuale Fotografia Europea che si svolgerà dal 6 Maggio al 12 Giugno a Reggio Emilia.

Tutte le informazioni e il programma dettagliato di eventi, mostre, laboratori e conferenze sono reperibili sul sito ufficiale Fotografia Europea 2011.

Steve McCurry: Sud-Est 1980-2009

E’ in corso la mostra Steve McCurry: Sud-Est 1980-2009, che si potrà visitare alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia sino al 5 Settembre 2010.

La mostra, che è ideata e curata da Tanja Solci, offre la possibilità di ammirare quasi trecento scatti del maestro americano suddivisi secondo sezioni tematiche.

Cito alcuni frasi particolarmente significative della presentazione della mostra, che ne sottolineano l’importanza e le peculiarità:

La mostra propone un’eccezionale raccolta di 240 scatti che accompagnano il visitatore in un racconto, che si snoda in un percorso dove volti, colori, paesaggi e luci, pervasi da una magica atmosfera, segnano l’identità di paesi come l’Afghanistan, l’India, il Tibet, la Birmania, colti dall’obiettivo di uno dei maestri del fotogiornalismo, premiato diverse volte con il World Press Photo Awards, il premio Nobel della fotografia.
La mostra è la narrazione del viaggio silenzioso che Steve McCurry ha più volte intrapreso nel Sud e nell’Est del mondo dove si è trasformato in osservatore per renderci testimoni di luoghi che sembrano non incrociare il nostro sguardo. “La sequenza di immagini presentata nella mostra SUD-EST – afferma Steve McCurry – evoca l’ampio mosaico dell’esperienza umana e i miei incontri casuali con sagome e ombre, acqua e luce. Ho voluto trasmettere al visitatore il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità”.

Questa mostra, dunque, è imperdibile non soltanto per gli ammiratori di McCurry, ma per tutti gli appassionati di fotografia. Chiunque l’avesse persa nella sua tappa milanese, come il sottoscritto, ha ora la possibilità di recuperare con un viaggetto a Perugia, approfittando dell’occasione anche per fare qualche scatto alla meravigliosa terra umbra.

Ulteriori informazioni sul sito ufficiale delle mostra.

Per informazioni su Steve McCurry è possibile consultare il sito ufficiale del fotografo e il sito Sudest57 che ne cura l’attività in Italia.

Stanley Kubrick tra fotografia e cinema

Stanley and me

In posa davanti al cartellone della mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 (Palazzo della Ragione, Loggia dei Mercanti, Milano, fino al 4 Luglio 2010). Foto scattata da Kibaneko.

La mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 permette di ammirare in anteprima mondiale una selezione delle migliaia di scatti che l’artista del Bronx realizzò per la rivista Look nell’immediato dopoguerra.

Negli scatti del giovane fotografo Stanley, che nel 1945 aveva soltanto 17 anni, è possibile trovare in nuce alcuni degli elementi che caratterizzeranno i film del più maturo regista Kubrick.
Innanzitutto l’idea che una sequenza di immagini statiche possa narrare una storia. Infatti i servizi che Kubrick realizzò per Look vengono definiti da Rainer F. Crone, il curatore della mostra, photo stories cioè storie raccontate attraverso fotografie:

Egli [Kubrick] è riuscito infatti a trasformare immagini statiche (le still pictures proprie della fotografia) in sequenze che davano luogo a vere e proprie stories, cioè a racconti fotografici altrettanto affasinanti di quelli che egli avrebbe realizzato più tardi con le “immagini in movimento”.

Non è una sorpresa, dunque, che il giovane Stanley toverà, per così dire, naturale dedicarsi al cinema. D’altronde un film è una sequenza d’immagini statiche, i fotogrammi… ma questo è un altro discorso.

Gli scatti esposti a Palazzo della Ragione mostrano una varietà di tematiche che caratterizzerà anche l’attività cinematografica di Kubrick. Le photo stories del giovane Stanley, infatti, trattano storie, personaggi e ambienti molto differenti tra loro: la giornata di un giovanissimo lustrascarpe, La favola di un lustrascarpe, che si guadagna da vivere per le vie di New York, il mondo dorato di un’aspirante diva, Una debuttante rampante: Betsy Von Furstenberg, le realtà accademiche dei campus universitari, come la Columbia University e la Michigan University, il mondo parallelo del circo, Il circo dietro le quinte, l’ambiente della musica jazz, Hot Dixieland Jazz, e molti altri soggetti.
Tale varietà ritornerà nei film di Kubrick, che non si fossilizzeranno in una tematica o in un genere, ma esploreranno continuamente nuovi orizzonti: dalla guerra alla fantascienza, dal rapporto tra uomo e società alle pulsioni sessuali e omicide, dalla rievocazione storica al rapporto di coppia. Per non dimenticare le prime prove cinematografiche del regista del Bronx, i documentari Day of the fight e Flying padre, che risultano fortemente influenzate dalla sua attività di fotografo per Look.

Narrazione per immagini. Varietà di soggetti. C’è una terza caratteristica che risalta negli scatti del giovane Stanley: l’attenzione per la messa in scena e per l’inquadratura.
Molte fotografie sono evidentemente dei posati: i soggetti assumono una determinata posa su indicazione del fotografo, che cura anche l’illuminazione della scena per valorizzarne ogni elemento. Tali scatti riescono a diventare essi stessi una photo story, senza dover essere necessariamente accostati ad altri. E mi sembra che questo sia indice di un’elevata sensibilità che, per la prima volta in quanto ho scritto sino a questo punto, è strettamente fotografica. A questo punto non posso non ricordare la celeberrima immagine dell’edicolante di New York rattristato per la morte del presidente Roosvelt, incornciato dai quotidiani che ne riportano la notizia appesi alla sua edicola. E’ indubbio, comunque, che l’originalità della fotografia del giovane Stanley sia proprio la capacità di accostare immagini che narrano una storia.
Per tornare al confronto con la successiva attività cinematografica, è interessante notare come nelle photo stories realizzate per Look si alternino inquadrature differenti, dal campo lungo al primo piano, fino al dettaglio, ciascuna delle quali è scelta in relazione alla successiva e alla seguente per amplificare la drammaticità della scena rappresentata. Nell’attenzione della scelta delle inquadrature e del loro accostamento è riscontrabile l’attenzione che Kubrick dedicherà al montaggio dei suoi film, considerandolo il momento veramente creativo nella produzione cinematografica.

Sino a questo punto mi sono soffermato sul rapportro tra l’attività fotografica del giovane Stanley e l’attività cinematografica del regista Kubrick perchè credo che sia l’aspetto più interessante, o quantomeno più rilevante, che emerge dalla mostra di Palazzo della Ragione. Si tratta, però, di un’impressione personale. Il curatore della mostra Rainer F. Crone, infatti, ha evitato di instaurare un parallelismo diretto tra gli scatti e i film dell’artista newyorchese.
Credo che tale parallelismo sia fondamentale per capire quale e quanta sia stata l’influenza della attività fotografica del giovane Stanley sulla sua successiva formazione e attività di regista. Si tenga presente, infatti, che spesso Kubrick si occupava personalmente della direzione della fotografia dei suoi film, perchè era insoddisfatto dalle scelte dei direttori della fotografia, di cui non si sentiva certamente meno capace nella scelta delle focali e nell’illuminazione della scena.

Per quanto riguarda l’organizzazione complessiva della mostra, il mio giudizio è positivo.
La selezione operata da Rainer F. Crone sui 12.000 negativi originali (formato 6×6) ritrovati nella Library of Congress di Wahshington e nel New York City Museum permette di comprendere le peculiarità dell’attività fotografica svolta da Kubrick per la rivista Look. Avrei gradito, però, poter ammirare un maggior numero di fotografie.
La stampe, inserite in pannelli bianchi in una sottile cornice nera, sono state realizzate su carta fotografica tradizionale e risultano di buona qualità. L’illuminazione della sala è idonea, perchè non crea riflessi sulla superficie delle stampe e permette di osservarle senza alcun fastidio (al contrario di quanto accade in alcune mostre, in cui l’illuminazione delle opere risulta inadatta).
La disposizione dei pannelli è il difetto di questa mostra, perchè può risultare difficile comprendere quale sia il percorso da seguire. La mostra è concentrata in una sala e i pannelli sono disposti in modo da formare una specie di labirinto. A volte si arriva alla fine di un pannello che mostra una photo story e s’inizia con quello adiacente, che ne presenta una differente, ma poi su un altro pannello si ritrovano immagini di una precedente photo story. Credo che sarebbe più adatta una disposizione lineare, in cui ciascuna sequenza di immagini appartenenti a una photo story possa essere seguita senza il rischio di confonderla con le altre.

Per ulteriori informazioni sulla mostra è possibile visitare il sito della mostra.

Consiglio i siti Stanley Kubrick Exibition e Archivio Kubrick.