I racconti nel piatto: Eva

I racconti nel piatto #20

Eva Charpentier, casting manager, sul set del cortometraggio I racconti nel piatto.

Pochi, pochissimi scatti da quando è iniziato l’inverno, a parte alcuni di serate con amici e quelli tradizionali delle feste natalizie con i parenti. In questo periodo a Gorizia e dintorni le giornate tornano a offrire una buona luce, perciò penso che presto sfiderò il freddo ancora pungente per la prima vera uscita fotografica alla scoperta del Friuli Venezia Giulia. In attesa di nuovi scatti pubblico un’altra foto dal set dedicato a I racconti nel piatto diretto da Giovanni Ziberna (si veda il post precedente).

La foto, che considero la migliore del set per le luci e i colori, è stata scattata di notte, all’aperto, sfruttando esclusivamente le luci utilizzate per le riprese e il mio prediletto 50mm. Questa immagine, che ritrae Eva concentrata a sistemare il tavolo attorno a cui si svolge una scena del cortometraggio, mi sembra degna di un quadro del Caravaggio… o meglio, diciamo che le luci e le ombre mi sembrano, per così dire, rieccheggiare lo stile del celebre pittore.

In fase di post-produzione, che questa volta ho svolto esclusivamente in Photoshop, ho lavorato proprio in tale direzione: ho accentuato i contrasti con le curve e ho lavorato minuziosamente con lo strumento scherma per schiarire ulteriormente la luminosità della parte sinistra del volto e delle mani; infine con un livello di regolazione tonalità/saturazione e l’ausilio delle sempre indispensabili maschere ho esaltato la saturazione dei frutti e smorzato quella del resto dell’immagine. Gli ultimi passaggi sono stati quelli usuali: ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di altezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB prima di esportare in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della Foto.

Set completo su Flickr.

I racconti nel piatto: il regista

I racconti nel piatto #04

Il regista Giovanni Ziberna sul set del cortometraggio I racconti nel piatto.

Sono passati più di due mesi da quando ho pubblicato l’ultimo post. Di recente non ho avuto molto tempo da dedicare alla fotografia, perchè sono stato completamente assorbito dal trasferimento a Gorizia. Scelta di vita e di lavoro. E anche di fotografia, in un certo senso. I paesaggi dell’Isonzo e del Carso, infatti, sono stupendi e permettono scatti emozionanti.

Avrei voluto pubblicare un’immagine dell’autunno a Gorizia e dintorni, ma non ho ancora avuto tempo di fare un giro sul Carso. Il set del cortometraggio I racconti nel piatto, però, mi ha dato la possibilità di dedicare un paio di giornate alla fotografia e di cimentarmi con le foto di scena. L’articolo Fotografi di scena – Film in uno scatto pubblicato sulla rivista Sguardi online di Nital dà un’idea chiara del ruolo e del valore del fotografo di scena.

Ho scattato quasi esclusivamente con il mio fedele cinquantino, la mia ottica preferita, perchè, per parafrasare Capa, costringe a un rapporto ravvicinato con il soggetto, che è l’unico modo per ottenere una buona fotografia – anche se, per la precisione, sulle fotocamere digitali il 50mm equivale a un 75mm in pellicola. Ho citato Capa perchè la foto di scena è per certi versi simile a un reportage di guerra. C’è il campo d’azione, cioè il set, e ci sono le retrovie, cioè il backstage. Ci sono gli ufficiali, cioè la troupe, che comandano i soldati, cioè gli attori. Forse un paragone un po’ azzardato, ma credo che possa reggere.

Ho cercato di cogliere gli aspetti più interessanti del set soffermandomi tanto sullo svolgimento delle riprese quanto sui momenti di pausa tra una scena e l’altra. Nello scatto che ho scelto per questo post ho ritratto il regista Giovanni Ziberna mentre medita su un’inquadratura particolarmente complessa, che valuta guardando il risultato nel monitor.

La difficoltà maggiore è stata evitare che gli attori si mettessero in posa anche davanti alla fotocamera, perciò mi aggiravo per il set cercando di passare inosservato per poter fare scatti che non risultassero fastidiosamente costruiti come quelli dei cosiddetti “posati”, che, tra l’altro, ho limitato al massimo.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico degli scatti, ho lavorato esclusivamente in manuale. Di solito preferisco la priorità ai diaframmi, ma in questo caso mi sono imposto di lavorare in manuale per imparare finalmente a sfruttare al massimo questa modalità. L’illuminazione del set mi ha agevolato negli scatti, soprattutto in quelli di interni e in quelli notturni, e mi ha anche permesso di fotografare con la stessa luce utilizzata per le riprese. Spesso, però, ho utilizzato il flash (l’ottimo SB-800) per modificare l’illuminazione della scena e in particolare per ottenere una luce più diffusa e morbida.

Ho sviluppato il RAW in Capture NX limitandomi a sistemare i livelli, ad aggiungere una leggera curva a S per aumentare il contrasto e ad aumentare leggermente la saturazione. Infine ho ridimensionato l’immagine a 1024 pixel di larghezza, ho applicato una leggera maschera di contrasto e ho convertito il profilo di colore in sRGB. L’ultima azione è stata l’esportazione in JPEG alla qualità massima.

Dati EFIX della foto.

Set completo su Flickr.