Gritty images of hockey

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Gritty images of hockey è il mio nuovo progetto fotografico, che è dedicato alle “immagini di giocatori e di tifosi di hockey a Milano”, come recita la descrizione dell’album che ho creato su Flickr.

Gritty images of hockey, però, è anche il tumblog che ho aperto su Tumblr.

Ho deciso di creare un tumblog come prova per testarne il funzionamento come mezzo per la creazione di gallerie virtuali per alcuni miei progetti fotografici. Tumblr è semplice, veloce e perfettamente integrato con i principali social network di cui si servono milioni di utenti, perciò risulta più idoneo di un sito personale e di un classico blog per l’organizzazione e la presentazione di un progetto fotografico.

Per il nuovo progetto ho deciso di seguire un approccio diretto e veloce sia nello scatto che nella post-produzione: le foto sono scattate con la compatta Panasonic Lumix DMC-SZ7, sono sviluppate velocemente in Camera Raw utilizzando un paio di preset per la conversione in bianco e nero e l’aggiunta di una leggera grana che conferisce l’aspetto gritty, quindi sono caricate su Flickr e poi su Tumblr.

A differenza degli altri album su Flickr e dei post su questo blog, non rinomino le foto né le commento. Le foto hanno un semplice numero progressivo e non hanno descrizione, che sarebbe superflua. Il titolo e il sottotitolo del progetto sono sufficienti a comunicare tutto ciò che serve sapere sulle immagini.

Le immagini devono essere guardate, questo è ciò che mi interessa.

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Del fotografare pedalando

Del fotografare pedalando, ovvero di quella pratica che potrebbe essere definita ciclofotografia. Il termine ciclofotografia ricalca cicloturismo e descrive la pratica della fotografia abbinata a un giro (o un vero e proprio viaggio) in bicicletta.
Il temine ciclofotografia non è diffuso in rete, ma ho scoperto alcune iniziative che incentivano la scoperta fotografica di città attraverso gli spostamenti su due ruote come l’evento Pedalando alla luna che si svolge a Milano proprio in questi giorni.

La bicicletta è stata una mia passione (adolescenziale), che ho riscoperto soltanto di recente. Ho deciso di abbinarla all’altra mia grande passione, cioè la fotografia, e in questo fine settimana ho organizzato la prima gita ciclofotografica.

Ho effettuato il percorso Milano-Pavia-Milano lungo il Naviglio Pavese con una sosta alla Certosa di Pavia e un giro lungo il Ticino. Ho percorso circa 70km (andata e ritorno) pedalando lungo il percorso quasi totalmente ciclabile che costeggia il Naviglio e attraversa molti comuni.

In bicicletta lungo il Naviglio Pavese.

Per una gita così breve ho utilizzato una comunissima MTB, cioè quella che uso quotidianamente per muovermi nelle strade di Milano. In uno zaino ho stipato la mia D800 con due obiettivi (Nikkor 50mm 1.8 e Sigma 105mm Macro), maglietta di ricambio, pranzo al sacco e naturalmente un kit di riparazione per la camera d’aria.

La prima lezione che ho imparato da questa uscita è la necessità di disporre in modo più funzionale ciò che si porta con sé. L’ideale sarebbe avere un portapacchi (posteriore) con relative borse, perché pedalare per decine di chilometri con uno zaino in spalla può risultare scomodo.

La prima tappa dell’escursione è stata la Certosa di Pavia, che, a dire la verità, ho visitato molto velocemente. Avevo deciso di fermarmi al ritorno per scattare qualche fotografia con una luce migliore di quella mattutina, ma poi non l’ho fatto. Recupererò la prossima volta, perché di sicuro percorrerò altre volte questo percorso che offre molti luoghi interessanti da fotografare.

Certosa di Pavia.

In questa prima escursione ciclofotografica, per la verità, sono stato più propenso a pedalare che a fotografare e ho utilizzato ben poco la reflex in favore del più agile smartphone che mi consentiva di pubblicare in tempo reale una specie di diario per immagini del percorso sui vari social network. Durante il ritorno, però, mi sono fermato per qualche scatto con la reflex che ho pubblicato sul mio account Flickr.

Guardiano idrico.

Dopo la sosta alla Certosa ho proseguito fino a Pavia, che, però, non ho visitato perché ho preferito continuare a pedalare lungo il Ticino dove ho visto il famoso Ponte Coperto. Dopo una breve sosta per il pranzo ho deciso di rimettermi in sella e di tornare a Milano.

Ho rimandato la visita alla città a un’altra occasione perché non avevo voglia di rientrare troppo tardi, ma forse sarebbe stato meglio attendere almeno un’altra ora per non pedalare nel momento più caldo della giornata.

Il Ticino a Pavia.

La seconda lezione che ho imparato da questa uscita, infatti, è stata la necessità di programmare con più attenzione le tappe e in particolare i momenti in cui pedalare. Consiglio di evitare le ore più calde della giornata, soprattutto nel periodo estivo, perché può diventare davvero faticoso coprire oltre 30km anche a un ritmo blando. Almeno posso dire di aver goduto finalmente di un po’ di sole che si può definire estivo!

Durante il ritorno ho effettuato un paio di soste in cui ho finalmente scattato qualche foto con la D800. Il percorso, come ho detto in precedenza, offre molti punti interessanti per la fotografia, soprattutto se si effettua qualche deviazione nei comuni attraversati dal percorso ciclabile per visitare siti quali il Castello Visconteo di Binasco e la Ca’ Granda di Zibido San Giacomo.

Il giudizio sulla prima escursione ciclofotografica è decisamente positivo. Il percorso Milano-Pavia-Milano può essere affrontato tranquillamente anche da chi non è abituato ad andare su due ruote per molti tratti, perché è in piano e per la maggior parte si svolge su pista ciclabile asfaltata. Lo si percorre in due ore e mezza (o anche tre) se si effettua qualche sosta per fare foto. Dopo la visita alla Certosa, la visita di Pavia, un pranzo veloce e un giro lungo il Ticino ci si può rimettere in sella per tornare a Milano. Se i chilometri dell’andata sono stati sufficienti, però, si può anche tornare con un treno regionale caricando la bicicletta.

A livello generale l’esperienza di un’escursione in bicicletta con macchina fotografica risulta un’esperienza complessa, che appaga la voglia di pedalare, dà la possibilità di fotografare il paesaggio mentre lo si vive più come un esploratore che come un turista e più in generale dà una sensazione di libertà da viaggiatore on the road. L’esperienza ciclofotografica di una giornata è solo un assaggio di quello che può offrire un’esperienza di qualche giorno o meglio ancora di un vero e proprio viaggio su due ruote. A tale proposito è possibile consultare una serie di risorse che indicano percorsi ciclabili in Italia e in Europa, che riporto qui sotto.

 

  • FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta
  • Bicitalia, il progetto di mappatura delle ciclovie italiane
  • ECF – the European Cyclists’ Federation
  • Eurovelo – the European cycle route network

Una reflex per domarle

Crisis

Negli ultimi articoli ho parlato dei nuovi orizzonti offerti dalla mobile photography e dell’utilizzo di Instagram. In questi mesi ho continuato a scattare foto con lo smartphone e a caricarle sia sul mio profilo Instagram sia sul mio account Flickr in un set dedicato.
La mobile photography mi permette di tenere una specie di diario visivo, ma non sono certo uno di quelli che scattano foto a raffica in modo ossessivo-compulsivo. D’altronde ho iniziato a fotografare con la pellicola e mantengo ancora la (buona) abitudine di riflettere se un’immagine meriti davvero di essere scattata, nonostante il digitale abbia di fatto eliminato il problema del “risparmio” degli scatti.

La comodità e l’immediatezza dello smartphone, però, non mi ha fatto dimenticare la fotografia con la reflex e finalmente ho ripreso a vagabondare like a stray dog per le strade di Milano (città in cui vivo da un paio di mesi) per ricominciare con la street photography. Anzi, ho fatto di più… molto di più: ho acquistato una reflex di alto livello, ovvero una Nikon D800.

La Nikon D800, di cui la foto del post è uno dei primi scatti, non va a sostituire la mia vecchia e fedele Nikon D80, che continuo a utilizzare, ma la affianca e la completa. La D800 si affiancherà alla D80 nei vagabondaggi dedicati alla street photography, ma la scelta di questo corpo macchina di alto livello è maturata dalla volontà di approfondire anche altri aspetti della fotografia. Il sensore da 36MP (!) offre una resa straordinari negli scatti in studio, nella fotografia di ritratto e di paesaggi. Non viene considerata una macchina adatta alla fotografia sportiva né a situazioni di luce scarsa, ma questo mi preoccupa pochissimo perché intendo usarla soprattutto in situazioni in cui posso studiare e comporre l’immagine e gestire a piacimento la luce.
La D800 offre inoltre la possibilità di girare video in Full HD, timelapse e, grazie alla funzionalità live view, è idonea anche alla connessione con computer per la creazione di video in stop motion. Insomma, si tratta di una macchina fotografica che offre una qualità superba degli scatti, ma anche altre opportunità di lavorare con le immagini – d’altronde ormai tutte le reflex hanno funzionalità video.

Dopo un anno in cui ho scattato pochissime foto (il 2013, ma anche il 2012 per la verità), ho deciso di seguire le mie radici, come suggerisce l’adesivo nella foto, e ho finalmente ripreso a dedicarmi alla fotografia in modo continuativo. Ho ricominciato con i soliti progetti e in particolare con quelli di street photography; ora che vivo proprio a Milano, per prima cosa, provvederò ad arricchire il set dedicato a questa città che, come ho scritto da un’altra parte, offre molti spunti per la fotografia da strada. Continuo con gli scatti di aerosol art, con quelli alle scritte sui muri e a quei dettagli che costituiranno texture pack. Per il 2014, inoltre, prevedo di riprendere a girare per l’Italia e migliorarmi nella fotografia di paesaggio, ma anche di cercare contatti per fare qualche foto di scena e magari qualche scatto in studio.

La recente (ri)scoperta di Lens Culture, inoltre, mi ha fatto tornare la voglia di pensare seriamente alla realizzazione di un progetto fotografico ben preciso a cui dare la forma di libro e/o blog. Ora sono ben attrezzato perché ho due corpi macchina oltre a obiettivi, flash e accessori vari… insomma, mancano soltanto gli scatti! Ma a questo provvederò al più presto.

Nuovi orizzonti

The long shadow

Il post precedente si chiudeva con l’intenzione di riprendere a fotografare regolarmente con l’inizio del nuovo anno, ma, come spesso mi è accaduto negli ultimi mesi, il tempo da dedicare agli scatti mi è letteralmente mancato, nonostante abbia sempre portato in tasca la mia Lumix. Per la verità sono riuscito a trovare un paio di occasioni per alcuni scatti, ma li ho lasciati sulle schede di memoria.

Il buon proposito con cui ho chiuso il 2012 non si è ancora realizzato. Per fortuna siamo soltanto all’inizio del 2013.

E per fortuna la tecnologia mi dà una mano. Da una settimana, infatti, ho comperato il mio primo smartphone per necessità lavorative, ma una delle prime risorse che ho sperimentato è stata la fotocamera integrata. E mi sono subito esaltato per le possibilità offerte dalla mobile photography, ovvero della fotografia praticata con cellulare: scatta, elabora, condividi. Tutto in pochissimi clic!

La fotografia di questo post è la prima immagine che ho realizzato interamente con il mio smartphone. Ho eseguito lo scatto e l’ho elaborato regolando il contrasto e la saturazione dei colori. Ho aggiunto il consueto watermark (un po’ piccolo, per la verità, ma mi devo abituare alle proporzioni su uno schermo di 4 pollici) e mi sono concesso il vezzo di un effetto preimpostato con cui ho aggiunto una leggera vignettatura. Poi mi sono collegato al mio account Flickr e ho pubblicato l’immagine.

Confesso che fino a poco tempo fa ero piuttosto scettico riguardo alla mobile photography, perché non sopporto l’omologazione dovuta al successo di applicazioni come Instagram. Mi sono reso conto, però, che non è la tecnologia in sè a essere buona o cattiva, utile o inutile… come sempre, invece, è l’uso che ne si fa. Per quanto mi riguarda si tratta di un nuovo orizzonte, perché mi permette di scattare immagini in modo diverso da quanto faccio con la reflex e con la compatta.

Può capitare che in alcuni casi voglia eseguire uno scatto rapidamente, ritoccarlo il minimo indispensabile e pubblicarlo subito in rete per condividerlo tramite un social network. Probabilmente non sarà perfetto come se l’avessi scattato con una macchina fotografica e l’avessi elaborato con calma, ma questi possono essere aspetti secondari. D’altronde pratico e predico da tempo la street photography secondo l’idea per cui il mezzo fotografico non deve avere il sopravvento sulla fotografia!

A tale proposito ritengo utile riportare le parole di Nobuyoshi Araki sul suo connazionale Daido Moriyama:

“Per molto tempo il fotografo è stato schiavo della macchina fotografica. Una buona camera, una buona lente, la Leica, etc. – queste cose erano i padroni dei fotografo. Ma in un certo senso Daido Moriyama è un fotografo che ha iniziato a fare della macchina fotografica la propria schiava. La fotografia non è fatta dalla macchina. E’ ovvio che si abbia bisogno di una macchina fotografica. Se si vuole scrivere una romantica lettera d’amore, si ha bisogno di un qualche strumento con cui scriverla. Ma qualsiasi cosa – una matita o una penna – è adatta.”

Il punto della situazione: inverno

Ready to fight

Uno dei pochissimi scatti che ho fatto negli ultimi mesi e tra gli ultimissimi del 2012 che ormai volge al termine.

L’ultimo post pubblicato risale ad agosto, quando mi ripromettevo di riprendere a girare per le strade like a stray dog dopo una serie di scatti domestici. Purtroppo negli ultimi mesi ho avuto poco tempo da dedicare alla fotografia. Ho fatto qualche scatto occasionale – più che altro per arricchire il mio personale archivio d texture -, ma non ho mai avuto tempo da dedicare alla fotografia di strada.

Negli ultimi mesi il gruppo Like a stray dog è cresciuto molto: oggi conta ben 152 membri, dei quali molti inviano scatti con regolarità, e oltre 2.500 immagini, che sono sempre molto interessanti. Sono contento per tali numeri, anche se c’è una carenza di partecipazione nelle discussioni proposte. In ogni caso continuo ad aggiornare il thread dedicato a Daido segnalando link interessanti sul maestro giapponese.

L’autunno è passato e ho perso l’occasione di dedicare scatti alla stagione che preferisco. Il rimpianto è non aver sfruttato la luce morbida di ottobre e i colori cangianti delle foglie. Posso incolpare gli eccessivi impegni di lavoro, ma non posso dimenticare la scelta di dedicare praticamente tutto il mio tempo libero a software di grafica. Purtroppo del tanto tempo passato al computer, ristretta è stata la porzione riservata all’elaborazione dei miei scatti, che ormai costituiscono un archivio di quasi 300Gb. E so per certo che ho moltissimi scatti che attendono di essere elaborati!

In questo ultimo giorno del 2012 non posso non fare buoni propositi fotografici per il 2013. Se nell’anno che finisce ho dedicato poco tempo ai miei scatti e alla loro elaborazione, nell’anno che viene voglio riprendere a fotografare con regolarità. D’altronde mi porto sempre dietro la nuova compatta, un’ottima Lumix, e dovrei ricordarmi di usarla con maggiore frequenza come facevo pochi mesi fa.
A proposito di elaborazione, oltre a rivedere l’organizzazione del mio archivio – ogni tanto è bene fare un po’ d’ordine! – voglio dedicarmi seriamente alla selezione degli scatti con cui comporre i libri su cui medito da tempo. Per trovare ispirazione ritornerò a visitare le mostre allo Spazio Forma di Milano e a Fondazione Fotografia di Modena, in attesa di ritornare anche a Fotografia Europea a Reggio Emilia in primavera.

Non mi resta che concludere questo post con un augurio: un 2013 di buona luce a tutti!

Test luci: autoritratto #01

Lightning test: self-portrait #01

Autoritratto scattato come prova di luci con SB-800, lampada alogena, fondo nero e pannelli riflettenti.

E’ ormai evidente che il cartoncino nero funziona egregiamente come sfondo, se è illuminato correttamente. La prossima volta proverò i cartoncini verdi per il green screen.

La lampada alogena funziona discretamente come complemento alflash esterno, benché debba sempre faticare per riuscire a metterla nella posizione giusta. D’altronde non è una lampada pensata per fare fotografia, perciò mi arrangio con qualche pannello per dirigere il fascio di luce, e in generale mi accontento.

La pratica dell’autoritratto è spesso divertente. Può diventare snervante quando si sbaglia continuamente a mettersi in posa davanti all’obiettivo e le immagini non risultano esattamente come le si è pensate. Per questo di solito preferisco stare dietro il mirino e fare posare altri davanti all’obiettivo. Peccato che non sempre si hanno modelli a disposizione per le prove che vengono in mente a notte fonda!

Gli esperimenti casalinghi di autoritratti, scatti di mani e oggetti vari che ho fatto nelle ultime settimane sono più che soddisfacenti. Una volta provato e perfezionato il mio green screen artigianale avrò completato la serie delle prove che mi serviranno per realizzare immagini da integrare con i miei progetti di grafica e animazione.

Ora, però, sento l’esigenza di riprendere a girare per le strade per continuare i miei soliti progetti, perciò nei prossimi giorni farò una passeggiata per Vimercate alla ricerca di nuovi dettagli interessanti. Ho programmato un giro a Milano per la prossima settimana e, per i giorni dal 20 al 22, una rapida visita a Genova e dintorni.

Dati EFIX della foto.