L’imprevedibile fascino della pellicola

Basilica of Superga (Turin)

La Basilica di Superga in un giorno di nebbia.

Ho scattato questa foto in una nebbiosa giornata di Gennaio con la mia Pentax Spotmatic F su rullino bianco&nero Ilford FP4 Plus 125.

Non scattavo in pellicola da molto tempo, perché negli ultimi anni il costo per lo sviluppo e la stampa di un rullino è aumentato considerevolmente. La tecnologia digitale, invece, consente di scattare centinaia di fotografie senza preoccuparsi dei costi della pellicola e permette di visualizzare subito le immagini su display o schermo di computer senza dover passare dallo sviluppo e dalla stampa.

Il ritorno all’analogico dopo anni dedicati alla tecnologia digitale mi ha permesso di riscoprire il fascino della pellicola, che sta nell’imprevidibilità (o se si preferisce nella non completa prevedibilità) del risultato finale. I fattori che possono influenzare il risultato finale sono molti, dal tipo di pellicola alle impostazioni di scatto, dallo sviluppo del negativo alla fase di stampa, che, come insegna un maestro del calibro di Michel Kenna, è fondamentale e dovrebbe essere seguito personalmente.

Imprevidibilità dell’analogico e prevedibilità del digitale.

La tecnologia digitale, come ho accennato, permette di visualizzare subito lo scatto almeno sul display della fotocamera, che, per quanto possa essere limitato, offre comunque un’anteprima dell’immagine e delle informazioni attraverso gli istogrammi e la segnalazione delle alte luci. Permette, dunque, di valutare se lo scatto deve essere rifatto ed eventualmente quali siano le impostazioni da correggere.

Quando si scatta in pellicola bisogna affidarsi totalmente al proprio occhio e alla propria esperienza, perché non è possibile avere un’anteprima dello scatto. Credo che questo sia un aspetto molto interessante, perché costringe (o permette, a seconda dei punti di vista) di scattare in modo concettualmente differente.
Quando si scatta in pellicola, infatti, l’immagine non può essere subito controllata ed eventualmente cancellata se non è riuscita come si vorrebbe. Per tale motivo è necessario porre una maggiore attenzione a ciò che si fotografa e al modo in cui si imposta uno scatto; credo che questo costituisca un vantaggio soprattutto quando si sta imparando a fotografare, perché costringe a concentrarsi maggiormente sullo scatto.

La tecnologia digitale ha il merito di aver abbattuto i costi di sviluppo e stampa, perché le schede di memoria possono contenere centinaia di immagini e sono riutilizzabili, perciò non si ha il problema di sprecare una posa come accade con la pellicola. Questo aspetto del digitale, in congiunzione con la facilità di scatto dovuta alle molte funzioni automatiche di cui sono dotate le fotocamere digitali, spinge molti a scattare quasi a raffica senza soffermarsi a riflettere attentamente su cosa o come si fotografa. Questo argomento, però, aprirebbe una complessa riflessione che non intendo affrontare in questo post.

Perugia on film #01

Una via del centro storico di Perugia.

Ho scattato questa immagine in un’assolata giornata di Luglio e credo che sia molto interessante confrontare la qualità del bianco e nero della pellicola con quello ottenuto in Photoshop dall’elaborazione di una foto scattata in digitale, che si può vedere qui sotto.

The greek (b/w version)

Le due immagini hanno, per così dire, un sapore indiscutibilmente differente. Certo dovrei prendere in considerazione nel dettaglio come è stato sviluppato e scansionato il negativo della foto in pellicola e come è stato elaborato il file RAW dell’immagine digitale, ma a grandi linee posso affermare che l’immagine analogica presenta una gamma dinamica più ricca di sfumature, mentre in quella digitale si nota un maggiore contrasto tra le luci e le ombre. Non voglio dire che una sia meglio dell’altra, ma è innegabile che ci sia una differenza di resa tra digitale e analogico. Certo, questo è ovvio, ma è sempre utile rifletterci.

In conclusione di questo post voglio soltanto ribadire quanto sia stato interessante riprendere a fare qualche scatto in pellicola. Tralasciando tutte le considerazioni tecniche e teoriche che ho accennato, non mi resta che invitare alla (ri)scoperta della imprevedibilità della fotografia analogica.

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