Ercole e il centauro Nesso

Hercules and the centaur Nessus

Statua del Giambologna nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze; rappresenta Ercole (o Eracle) che uccide il centauro Nesso.

Nell’ultimo mese ho potuto visitare due volte alcune città toscane (in particolare Firenze e Pisa) che sono veri e propri musei all’aperto per i palazzi, le statue e tutti i tesori culturali che permettono di ammirare. La vista di Piazza del Duomo e di Piazza della Signoria a Firenze, di Piazza dei Miracoli a Pisa e di Piazza del Campo a Siena (soltanto per ricordare tre dei luoghi più famosi con relativi monumenti) mi ha permesso di scattare decine o meglio centinaia di foto. Per non parlare poi di tanti altri luoghi meno conosciuti di queste città, che meritano comunque di essere ammirati e fotografati.

La vista di tanti splendidi monumenti, una testimonianza dell’ingegno e dell’arte della fu gloriosa Italia, così come la scoperta di tracce delle civiltà etrusche e romane, non sono stati soltanto momenti dedicati alla fotografia, ma anche alla riflessione sulla ricchezza culturale del nostro paese.

Abbiamo una storia millenaria, che ci ha lasciato in eredità una quantità e una varietà di testimonianze storiche e artistiche che pochi altri paesi possono vantare (per la verità, e qui lo dico con orgoglio, forse nessun paese). Etruschi, greci, latini e decine di altre popolazioni, tra cui influenze arabe e orientali; il Medioevo e la cristianità; il Rinascimento con i suoi geni in ogni campo; il Risorgimento e il XX secolo con le sue luci e le sue ombre. Per non parlare di tutti i pittori, scultori, architetti, scrittori, cantanti, musicisti e artisti e artigiani d’ogni genere di cui l’Italia è stata culla e patria.

Eppure…

Eppure poi tocca di leggere un articolo come questo: Una giornata senza musei (dal Corriere della Sera).

Tagli alla cultura. Tagli non soltanto alle manifestazioni, ma anche alla conservazione, che porta poi a leggere articoli come questo: Crolla l’Armeria dei Gladiatori. Così si sbriciolano gli scavi (da La Repubblica).

Ecco, non siamo in grado di conservare il nostro patrimonio storico e artistico. Non siamo neppure capaci di renderlo una risorsa economica, quando invece potrebbe essere la prima. E questo per colpa di governi e amministrazioni incompetenti che si sono succedute negli ultimi decenni, soprattutto negli ultimi tre decenni. Non importa di quale parte politica, perchè la situazione attuale non si può addebitare a un solo capro espiatorio.

Ma a tale considerazione ne segue subito un’altra. Forse non si tratta soltanto di incapacità, ma anche di mancanza di volontà. La cultura, infatti, non porta un profitto così enorme e veloce come, per fare un esempio, la cementificazione del territorio. Un altro scempio compiuto ai danni di questo paese e dei suoi cittadini… Forse chi ha le mani invischiate nel potere e anche nell’economia preferisce seguire la logica del profitto. E fa passare l’idea che la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico non sia poi così importante come il cosiddetto progresso dietro cui si nascondono principalmente gli interessi economici di pochi…

Basta. Mi fermo qui, perchè il discorso sarebbe così lungo e complesso che scriverei un poema. Spero che comunque questo post possa costituire uno spunto di riflessione, non tanto sulla fotografia in sè (motivo per cui in questo post evito di dilungarmi sull’elaborazione dell’immagine) ma sulla ricchezza artistica, storica e archeologica del nostro paese, che ci offre moltissimi luoghi e monumenti da ammirare. E ovviamente da fotografare.

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