Stanley Kubrick tra fotografia e cinema

Stanley and me

In posa davanti al cartellone della mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 (Palazzo della Ragione, Loggia dei Mercanti, Milano, fino al 4 Luglio 2010). Foto scattata da Kibaneko.

La mostra Stanley Kubrick fotografo 1945-1950 permette di ammirare in anteprima mondiale una selezione delle migliaia di scatti che l’artista del Bronx realizzò per la rivista Look nell’immediato dopoguerra.

Negli scatti del giovane fotografo Stanley, che nel 1945 aveva soltanto 17 anni, è possibile trovare in nuce alcuni degli elementi che caratterizzeranno i film del più maturo regista Kubrick.
Innanzitutto l’idea che una sequenza di immagini statiche possa narrare una storia. Infatti i servizi che Kubrick realizzò per Look vengono definiti da Rainer F. Crone, il curatore della mostra, photo stories cioè storie raccontate attraverso fotografie:

Egli [Kubrick] è riuscito infatti a trasformare immagini statiche (le still pictures proprie della fotografia) in sequenze che davano luogo a vere e proprie stories, cioè a racconti fotografici altrettanto affasinanti di quelli che egli avrebbe realizzato più tardi con le “immagini in movimento”.

Non è una sorpresa, dunque, che il giovane Stanley toverà, per così dire, naturale dedicarsi al cinema. D’altronde un film è una sequenza d’immagini statiche, i fotogrammi… ma questo è un altro discorso.

Gli scatti esposti a Palazzo della Ragione mostrano una varietà di tematiche che caratterizzerà anche l’attività cinematografica di Kubrick. Le photo stories del giovane Stanley, infatti, trattano storie, personaggi e ambienti molto differenti tra loro: la giornata di un giovanissimo lustrascarpe, La favola di un lustrascarpe, che si guadagna da vivere per le vie di New York, il mondo dorato di un’aspirante diva, Una debuttante rampante: Betsy Von Furstenberg, le realtà accademiche dei campus universitari, come la Columbia University e la Michigan University, il mondo parallelo del circo, Il circo dietro le quinte, l’ambiente della musica jazz, Hot Dixieland Jazz, e molti altri soggetti.
Tale varietà ritornerà nei film di Kubrick, che non si fossilizzeranno in una tematica o in un genere, ma esploreranno continuamente nuovi orizzonti: dalla guerra alla fantascienza, dal rapporto tra uomo e società alle pulsioni sessuali e omicide, dalla rievocazione storica al rapporto di coppia. Per non dimenticare le prime prove cinematografiche del regista del Bronx, i documentari Day of the fight e Flying padre, che risultano fortemente influenzate dalla sua attività di fotografo per Look.

Narrazione per immagini. Varietà di soggetti. C’è una terza caratteristica che risalta negli scatti del giovane Stanley: l’attenzione per la messa in scena e per l’inquadratura.
Molte fotografie sono evidentemente dei posati: i soggetti assumono una determinata posa su indicazione del fotografo, che cura anche l’illuminazione della scena per valorizzarne ogni elemento. Tali scatti riescono a diventare essi stessi una photo story, senza dover essere necessariamente accostati ad altri. E mi sembra che questo sia indice di un’elevata sensibilità che, per la prima volta in quanto ho scritto sino a questo punto, è strettamente fotografica. A questo punto non posso non ricordare la celeberrima immagine dell’edicolante di New York rattristato per la morte del presidente Roosvelt, incornciato dai quotidiani che ne riportano la notizia appesi alla sua edicola. E’ indubbio, comunque, che l’originalità della fotografia del giovane Stanley sia proprio la capacità di accostare immagini che narrano una storia.
Per tornare al confronto con la successiva attività cinematografica, è interessante notare come nelle photo stories realizzate per Look si alternino inquadrature differenti, dal campo lungo al primo piano, fino al dettaglio, ciascuna delle quali è scelta in relazione alla successiva e alla seguente per amplificare la drammaticità della scena rappresentata. Nell’attenzione della scelta delle inquadrature e del loro accostamento è riscontrabile l’attenzione che Kubrick dedicherà al montaggio dei suoi film, considerandolo il momento veramente creativo nella produzione cinematografica.

Sino a questo punto mi sono soffermato sul rapportro tra l’attività fotografica del giovane Stanley e l’attività cinematografica del regista Kubrick perchè credo che sia l’aspetto più interessante, o quantomeno più rilevante, che emerge dalla mostra di Palazzo della Ragione. Si tratta, però, di un’impressione personale. Il curatore della mostra Rainer F. Crone, infatti, ha evitato di instaurare un parallelismo diretto tra gli scatti e i film dell’artista newyorchese.
Credo che tale parallelismo sia fondamentale per capire quale e quanta sia stata l’influenza della attività fotografica del giovane Stanley sulla sua successiva formazione e attività di regista. Si tenga presente, infatti, che spesso Kubrick si occupava personalmente della direzione della fotografia dei suoi film, perchè era insoddisfatto dalle scelte dei direttori della fotografia, di cui non si sentiva certamente meno capace nella scelta delle focali e nell’illuminazione della scena.

Per quanto riguarda l’organizzazione complessiva della mostra, il mio giudizio è positivo.
La selezione operata da Rainer F. Crone sui 12.000 negativi originali (formato 6×6) ritrovati nella Library of Congress di Wahshington e nel New York City Museum permette di comprendere le peculiarità dell’attività fotografica svolta da Kubrick per la rivista Look. Avrei gradito, però, poter ammirare un maggior numero di fotografie.
La stampe, inserite in pannelli bianchi in una sottile cornice nera, sono state realizzate su carta fotografica tradizionale e risultano di buona qualità. L’illuminazione della sala è idonea, perchè non crea riflessi sulla superficie delle stampe e permette di osservarle senza alcun fastidio (al contrario di quanto accade in alcune mostre, in cui l’illuminazione delle opere risulta inadatta).
La disposizione dei pannelli è il difetto di questa mostra, perchè può risultare difficile comprendere quale sia il percorso da seguire. La mostra è concentrata in una sala e i pannelli sono disposti in modo da formare una specie di labirinto. A volte si arriva alla fine di un pannello che mostra una photo story e s’inizia con quello adiacente, che ne presenta una differente, ma poi su un altro pannello si ritrovano immagini di una precedente photo story. Credo che sarebbe più adatta una disposizione lineare, in cui ciascuna sequenza di immagini appartenenti a una photo story possa essere seguita senza il rischio di confonderla con le altre.

Per ulteriori informazioni sulla mostra è possibile visitare il sito della mostra.

Consiglio i siti Stanley Kubrick Exibition e Archivio Kubrick.

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4 risposte a “Stanley Kubrick tra fotografia e cinema

  1. …Se solo sul catalogo, in alcuni pannelli della mostra e in quelli delle strade di Milano non avessero sbagliato più volte a scrivere “Kubrick” (storpiato in Kubrich e Kubrik)…

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